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Dr. Sara Migliaccio

Psicoterapeuta Cognitivo – Comportamentale Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania col n. 5650 Sono una professionista della salute mentale, laureata in Psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Le Sedi principali in cui lavoro si trovano in Via Marotta, 16 a Maddaloni (CE) e…

Calmarsi con il Respiro

Calmarsi con il Respiro

Durante le psicoterapie, in special modo quando il paziente riporta dei sintomi d’ansia, sottolineo l’importanza della respirazione. Non bisogna solo respirare profondamente, ma respirare bene e lentamente affinché il respiro diventi uno strumento potentissimo che ci aiuta a superare le crisi e a vivere con una…

Resta chi sei. Non un soldato perfetto, ma un uomo giusto.

Resta chi sei. Non un soldato perfetto, ma un uomo giusto.

I pazienti sono la mia più grande fonte di ispirazione e forza, a dispetto di ciò che si crede e dei falsi miti sulla psicoterapia.

Ieri un mio meraviglioso paziente, nell’ambito di un suo racconto personale, mi ha citato questa frase di Capitan America con determinazione e valore.

Credere e fidarsi di se stessi, del proprio corpo, del proprio animo è uno dei più nobili obiettivi terapeutici.

Cooperare con i pazienti, affinché ognuno possa raggiungere questo risultato e vivere pienamente il viaggio, è qualcosa a cui non posso rinunciare.

E non posso smettere di crederci.

Dott.ssa Sara Migliaccio

Depresso un italiano su cinque, undici milioni usano psicofarmaci

Depresso un italiano su cinque, undici milioni usano psicofarmaci

Undici milioni di italiani, ogni giorno, assumono medicine per curare la depressione. Quattro volte più della media europea. Lo raccontano i dati forniti dall’Agenzia per il farmaco e le indagini condotte dall’ Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa. L’Organizzazione Mondiale della…

Cos’è la gelosia retroattiva o “sindrome di Rebecca”?

Cos’è la gelosia retroattiva o “sindrome di Rebecca”?

Col termine gelosia retroattiva, o anche sindrome di Rebecca, si intende una gelosia che riguarda il passato sentimentale e sessuale del proprio partner e delle storie avute in precedenza. Chi soffre di gelosia retroattiva si ritrova spesso ad immaginare situazioni che il/la partner potrebbe aver vissuto con…

Cinque regole per vivere Felici

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Alcuni semplici consigli per vivere al meglio la nostra vita!

I sintomi che possono indicare un disturbo d’ansia

I sintomi che possono indicare un disturbo d’ansia

Siamo tutti nervosi o ansiosi di tanto in tanto, quando parliamo in pubblico, ad esempio, o quando affrontiamo qualche difficoltà finanziaria. Tuttavia, per alcuni di noi, l’ansia diventa così frequente, o così forte, che comincia a prendere il sopravvento sulle nostre vite. Come possiamo quindi…

Perchè crediamo alle bufale e alle fake news?

Perchè crediamo alle bufale e alle fake news?

Prima di cercare una risposta alla domanda del titolo, provate a rispondere a questa semplice domanda: Quanti tipi di animali portò Mosè nell’arca? Se state provando a tirare fuori un numero, non sforzatevi, anzi rileggete bene la domanda. Con un po’ di attenzione noterete che…

Che cosa sono le Nuove Dipendenze o “New Addictions”?

Che cosa sono le Nuove Dipendenze o “New Addictions”?

Le nuove dipendenze o new addictions comprendono gioco d’azzardo, internet, sesso, lavoro, telefono cellulare e shopping compulsivo.

Come si è passati dalla dipendenza alle sostanze alla dipendenza alle attività?

Nell’ambito delle nuove dipendenze, la persona manifesta un’incontrollata necessità di dover compiere una specifica attività (come ad es. scommettere o navigare in rete), per trovare immediata soddisfazione ad un bisogno. Talvolta questa necessità di mettere in atto il comportamento diventa quasi “fisiologica”, come per il tossicodipendente lo è assumere la sostanza. Il parallelismo con le dipendenze da sostanze risulta subito evidente, tanto che è possibile individuarne alcuni fattori comuni:

  • Dominanza: i pensieri e l’agire dell’individuo sono incentrati esclusivamente sulla sostanza da assumere o, nel caso delle dipendenze comportamentali, sull’attività da svolgere.
  • Tolleranza: si manifesta attraverso la crescente esigenza della persona di incrementare sempre di più la quantità di sostanza o di attività svolta, per ottenere lo stesso effetto di piacevolezza.
  • Astinenza: Si manifesta nel momento in cui la persona si trova impossibilitata ad assumere la sostanza o mettere in atto il comportamento oggetto della dipendenza.
  • Conflitto: trae origine dal comportamento disturbato portando a conseguenze negative che si ripercuotono nella sfera familiare, sociale e lavorativo/scolastica della persona.
  • Negazione: si riferisce alla negazione del problema stesso.
  • Ricaduta: può presentarsi durante i tentativi di interruzione della dipendenza, nel momento in cui la persona torna alle precedenti condotte dopo un periodo di astinenza.

Qual è il “punto” oltre il quale una di tali attività può essere considerata una vera e propria dipendenza?

È molto difficile individuare il confine tra comportamenti normali e comportamenti patologici. Ci sono tuttavia una serie di criteri che possono aiutare ad identificare una dipendenza. Tra questi i più comuni sono il coinvolgimento abituale nell’attività oggetto della dipendenza, come ad esempio nel gioco d’azzardo. Altro criterio è l’investimento economico e di tempo nell’attività, con conseguente bisogno di aumentare la frequenza dell’utilizzo per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato.

Allo stesso modo si osservano stati di irrequietezza quando non è possibile svolgere quella specifica attività. Il segnale più forte, tuttavia, è il progressivo disinteresse verso le attività sociali, scolastiche o lavorative che dovrebbero essere normalmente svolte.

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Quali sono le conseguenze psicologiche e sociali di una di queste dipendenze?

Vengono trascurate le relazioni sociali, la famiglia e il lavoro, talvolta arrivando a mettere in atto comportamenti antisociali (come ad esempio il furto) allo scopo di ottenere il desiderio oggetto della dipendenza. Nella dipendenza da smartphone, ad esempio, si rischia di ritirarsi dal rapporto con il mondo e di rimanere sempre più soli. Per sopportare questa solitudine, poi, si passano ore con il telefonino in mano giocando a giochi interattivi e inviando messaggi, rischiando di disimparare sia a trasmettere le emozioni in modo adeguato usando la comunicazione verbale, sia a usare la mente per immaginare l'altro e il mondo.

Qual è l’età più a rischio di “new addictions”?

Nel gioco d’azzardo, ad esempio, oltre il 40% dei ragazzi con un’età media di 20 anni dichiara di aver giocato online una o più volte nel 2016 e le principali ragioni che li spingono a giocare sono legate alla noia, al divertimento e prevalentemente alla curiosità.

Mentre il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni ha difficoltà a prendersi una pausa dalle nuove tecnologie tanto da arrivare a controllare in media lo smartphone 75 volte al giorno. Addirittura il 7% lo fa fino a 110 volte al giorno. I dati sono stati rilevati nel 2016 dall'Associazione Di.Te. (Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullism) su un campione di 500 persone di età compresa tra i 15 e i 50 anni.

Soffermandoci alle tecnologie, quelle di più facile accesso anche ai bambini ed adolescenti, cosa sono la dipendenza da internet e quella da telefono cellulare?

Nella dipendenza da Internet, la rete diventa il principale interesse nella vita della persona, fino ad arrivare in alcuni casi al progressivo isolamento. La rete diventa un rifugio per non affrontare i propri disagi, fino a creare un vero e proprio mondo parallelo, una vera alternativa alla realtà. La possibilità di restare anonimi, inoltre, funge da facilitatore per chi ha già qualche difficoltà interpersonale. Questa forma di dipendenza ha la capacità di insinuarsi molto velocemente: il fascino della rete colpisce tutti in un primo momento, ma nella maggioranza dei casi dovrebbe tendere a diminuire altrettanto velocemente. Non è purtroppo così nei casi di dipendenza.

La dipendenza da smartphone è invece quella che mette tutti oggi più a rischio: secondo l’ente di ricerca britannico Yougov, più di 6 ragazzi su 10 tra i 18 e i 29 anni vanno a letto in compagnia dello smartphone, e oltre la metà degli utenti di telefonia mobile (53%) tende a manifestare stati d’ansia quando rimane a corto di batteria, di credito o senza copertura di rete. Si manifesta anch’essa sotto diverse forme, che possono prevedere la dipendenza da messaggi (bisogno continuo di inviare o ricevere messaggi), quella da nuovo modello, in cui si acquistano continuamente nuovi modelli di smartphone spesso spendendo grandi somme, fino alla SCA (Sindrome da Cellulare Acceso) in cui si ha il terrore di restare col telefonino spento o scarico.

Come possiamo accorgerci che i nostri figli hanno sviluppato una dipendenza da internet o da telefono cellulare?

I segnali sono variabili da persona a persona. Quelli maggiormente diffusi sono rapidi cambiamenti di umore (si passa rapidamente dall’ebbrezza, alla paura, alla rabbia). Il bambino potrebbe mentire o alterare la realtà per celare il proprio comportamento dipendente, oppure sviluppare una alterazione del sonno (dorme troppo o troppo poco).

Sintomi psicosomatici, come dolori allo stomaco, gastrite, colite, ipertensione, insonnia, perdita dell’appetito, emicranie sono ulteriori segnali.

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Possiamo fare qualcosa per evitare che i nostri bambini possano sviluppare una tale dipendenza?

Il mondo dei giovani è quello più a rischio di sviluppare un uso patologico e, quindi si mira a un lavoro di prevenzione e una nuova forma di educazione. Per esempio usare lo smartphone meno volte al giorno e in modo migliore. Lasciarlo a casa e resistere all'ansia che si prova uscendo da casa, oppure perderlo di vista o "dimenticarlo volutamente" per alcune ore.

Il mio bambino ha probabilmente sviluppato una dipendenza da telefono cellulare. Cosa posso fare? A chi posso rivolgermi?

Se si ha una vera e propria dipendenza si dovrebbe ridurne l'uso gradualmente, partendo da poche ore al giorno per imparare a ridurre la tolleranza all'ansia dell'attesa. Un apposito programma terapeutico può aiutare a raggiungere lo scopo e ad approfondire i problemi che hanno innescato tale dipendenza.

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Cos’è la Psicoterapia Cognitivo – Comportamentale

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale pone le sue basi su studi clinici e scientifici ed è riconosciuta come il trattamento più efficace per i disturbi d’ansia, il panico e la depressione, con risultati talvolta migliori del trattamento farmacologico. Gli studi scientifici sul trattamento di questi disturbi hanno…