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Calmarsi con il Respiro

Calmarsi con il Respiro

Durante le psicoterapie, in special modo quando il paziente riporta dei sintomi d’ansia, sottolineo l’importanza della respirazione. Non bisogna solo respirare profondamente, ma respirare bene e lentamente affinché il respiro diventi uno strumento potentissimo che ci aiuta a superare le crisi e a vivere con una […]

Resta chi sei. Non un soldato perfetto, ma un uomo giusto.

Resta chi sei. Non un soldato perfetto, ma un uomo giusto.

I pazienti sono la mia più grande fonte di ispirazione e forza, a dispetto di ciò che si crede e dei falsi miti sulla psicoterapia. Ieri un mio meraviglioso paziente, nell’ambito di un suo racconto personale, mi ha citato questa frase di Capitan America con […]

Depresso un italiano su cinque, undici milioni usano psicofarmaci

Depresso un italiano su cinque, undici milioni usano psicofarmaci

Studio MATER - Psicoterapia e Neuropsicologia

Undici milioni di italiani, ogni giorno, assumono medicine per curare la depressione. Quattro volte più della media europea. Lo raccontano i dati forniti dall’Agenzia per il farmaco e le indagini condotte dall’ Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima in 300 milioni le persone che ne soffrono, il 4,4% della popolazione globale. Da noi, però, la percentuale sfiora il 20%.

Nel periodo 2010-2015, scrive il The British Journal of Psychiatry il consumo di antidepressivi in Europa è aumentato del 20%. Ma sdraiarsi sul lettino di uno psicologo fa ancora paura.

Un malato di depressione su due giudica inutile il trattamento, convinto di potersela cavare da solo. Costa troppo o il costo più difficile da affrontare è guardare in faccia il proprio malessere? Anche Luigi Capasso, il carabiniere di Cisterna di Latina omicida delle due figlie e poi suicida due mesi fa, aveva rifiutato le sedute di analisi, giudicandole non necessarie.

«Il problema che riguarda un numero crescente di uomini e donne è affrontare il quotidiano disagio del vivere. Quello che ti è successo ieri e ti ha fatto stare male, a casa, al lavoro, mentre andavi a fare la spesa. Questa difficoltà non ha età, non ha sesso e coinvolge i ricchi come i poveri. Spesso si traduce in un aumento dell’aggressività».

La depressione conosciuta e vinta da Gigi Buffon:

«Era come se la testa non fosse mia, ma di qualcun’altro. Stavo inghiottito in un buco nero dell’anima».

Studio MATER - Psicoterapia e Neuropsicologia

I Farmaci

I farmaci ai quali si ricorre con crescente frequenza, aiutano? «I farmaci da soli fanno molto poco, soprattutto nella cura della depressione, ma le case farmaceutiche che li producono controllano le riviste specializzate, organizzano congressi, influenzano il mercato. Più efficace è la relazione interpersonale tra medico e paziente». Anche per affrontare quelli che Migone definisce i «nuovi disturbi della personalità, con sintomi diversi, che si mescolano tra loro: i tagli praticati sul proprio corpo dagli adolescenti, le nuove dipendenze, una sessualità prevalentemente masturbatoria, spesso davanti al computer, o promiscua. Non affettiva» […]

I costi

I costi legati al trattamento della salute mentale sono «emergenziali». Così li definisce un rapporto dell’Unione Europea: 240 miliardi di euro all’anno. «Le malattie mentali hanno causato un aumento di fenomeni come l’assenteismo e il pre-pensionamento. Essere precari al lavoro comporta il rischio di ammalarsi di depressione. Tutto questo diventa un problema non soltanto per i lavoratori, ma anche per le aziende che perdono produttività», constata Moscone.

«Nel 2030 la depressione, dopo le malattie cardiovascolari, sarà la patologia responsabile della perdita del più elevato numero di anni di vita attiva. Già oggi gli antidepressivi rappresentano una delle principali componenti della spesa farmaceutica pubblica»

scrive Luca Pani, ex direttore generale dell’Agenzia per il farmaco, docente al dipartimento di Psichiatria e Scienze Comportamentali dell’Università di Miami. In Italia, la spesa annuale ha raggiunto gli 800 milioni di euro.

Costa più non curarsi che curarsi davvero, ma chi è povero può curarsi? Il servizio sanitario nazionale prevede che il paziente possa rivolgersi al medico di base, e sarà lui a decidere se indirizzarlo verso un terapeuta, un centro di salute mentale, o un consultorio, totalmente gratuito. Ma è difficile arrivarci, conferma Silvana Galderisi, presidente dell’Associazione Europea di Psichiatria:

«Un medico di famiglia con 1500 assistiti visita ogni anno da 45 a 75 pazienti depressi. La diagnosi corretta viene formulata nel 40% dei casi e soltanto la metà di questi riceve un trattamento adeguato».

«Il costo delle terapie si è abbassato, pur di accaparrarsi i clienti c’è chi pratica prezzi stracciati», conferma Migone. «E’ vero che il paziente povero esita ad affrontare l’analisi, ma la persona è capace di spendere la stessa cifra per andare in discoteca o iscriversi in una palestra».

«Per il mio terapeuta spendo meno che per i miei vestiti»

ammette Martina, milanese, quarantenne. «Ho bisogno di loro e di lui. Un’ora ogni sette-dieci giorni, finora sono quattro incontri. Per la prima volta nella vita parlo senza sentirmi giudicata. Racconto, rido, piango, lui dice che sono bipolare e tendo a drammatizzare le emozioni, andando su e giù sull’ottovolante della vita. Ora stiamo lavorando per capire perché scelgo sempre uomini sbagliati, molto narcisisti, qualche volta violenti e svalutanti» […]

Studio MATER - Psicoterapia e Neuropsicologia

La necessità del dubbio

«Un numero sempre più alto di pazienti viene a studio e dice: “Dottoressa sto male, cosa devo fare?”. Vogliono subito risposte a domande che non si fanno. Non hanno mai tempo, prendono l’appuntamento successivo a 15 giorni e poi due ore prima ti chiamano per dirti che hanno altre cose da fare. Difficile lavorare così», racconta Alberta Emiliani, analista a Bologna.

«Non è pensabile di rallentare il mondo in cui viviamo, il nostro rapporto con il tempo accelerato che caratterizza questi anni. Ma la risposta non può essere solo individuale, è anche politica e sociale. Dobbiamo ritrovare ideali che ci permettano di rifondare la fiducia in noi stessi, nell’altro e nel futuro: oggi è proprio del futuro che ci sentiamo derubati»

[…]

Articolo estratto da Il Secolo XIX

Cos’è la gelosia retroattiva o “sindrome di Rebecca”?

Cos’è la gelosia retroattiva o “sindrome di Rebecca”?

Col termine gelosia retroattiva, o anche sindrome di Rebecca, si intende una gelosia che riguarda il passato sentimentale e sessuale del proprio partner e delle storie avute in precedenza. Chi soffre di gelosia retroattiva si ritrova spesso ad immaginare situazioni che il/la partner potrebbe aver vissuto con […]

Cinque regole per vivere Felici

Cinque regole per vivere Felici

Alcuni semplici consigli per vivere al meglio la nostra vita!

I sintomi che possono indicare un disturbo d’ansia

I sintomi che possono indicare un disturbo d’ansia

Studio MATER - Psicoterapia e Neuropsicologia

Siamo tutti nervosi o ansiosi di tanto in tanto, quando parliamo in pubblico, ad esempio, o quando affrontiamo qualche difficoltà finanziaria. Tuttavia, per alcuni di noi, l'ansia diventa così frequente, o così forte, che comincia a prendere il sopravvento sulle nostre vite.

Come possiamo quindi capire se la nostra "ansia di tutti i giorni" ha oltrepassato il limite e si è trasformata in un disordine? Non è facile. L'ansia si presenta sotto molte forme diverse - come attacchi di panico, fobia e ansia sociale - e distinguere tra una diagnosi ufficiale e un'ansia "normale" non è sempre facile.

Possiamo però cercare di capirlo monitorando i nostri sintomi: se uno dei seguenti sintomi si verifica spesso ed in maniera regolare, è arrivato il momento di parlarne con uno specialista.

Studio MATER - Psicoterapia e Neuropsicologia
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Preoccupazione eccessiva

Il segno distintivo del disturbo d'ansia generalizzato (GAD) - il più diffuso tipo di ansia - è preoccuparsi troppo delle cose quotidiane, grandi e piccole. Ma cosa significa "troppo"?

Nel caso del GAD, significa avere pensieri ansiosi persistenti nella maggior parte dei giorni della settimana, per sei mesi. Inoltre, l'ansia deve essere così grave da interferire con la vita quotidiana ed essere accompagnata da sintomi evidenti, come la stanchezza.

"Puoi distinguere un disturbo d'ansia da una semplice ansia normale se le tue emozioni causano molta sofferenza e disfunzione"

dice Sally Winston, PsyD, condirettore dell'Anxiety and Stress Disorder Institute of Maryland di Towson.

Problemi di sonno

I problemi nell'addormentarsi o nel rimanere addormentati sono associati a una vasta gamma di condizioni di salute, sia fisiche che psicologiche. Non è raro, infatti, trovarsi a rigirarsi nel letto o ad alzarsi prestissimo la sera prima di un discorso in pubblico o di un colloquio di lavoro.

Ma se la cosa inizia ad accadere in maniera cronica, e la sera ci ritroviamo svegli, preoccupati o agitati, pensando a problemi specifici (come i soldi) o a niente in particolare, potrebbe essere un sintomo di un disturbo d'ansia. Secondo alcune stime, la metà delle persone con GAD ha problemi di sonno.

Paure irrazionali

Spesso l'ansia non è generalizzata, ma collegata a una situazione specifica, come ad esempio il volo, gli animali o la folla. Se la paura diventa travolgente, dirompente e sproporzionata rispetto al rischio reale, è un segno rivelatore di fobia, un tipo di disturbo d'ansia.

Anche se le fobie possono essere paralizzanti, non sono evidenti in ogni momento. In realtà, potrebbero non affiorare fino a quando non affronteremo la situazione specifica e scopriremo che non siamo in grado di superare la paura.

"Una persona che ha paura dei serpenti può andare avanti per anni senza avere problemi, ma poi improvvisamente il loro bambino vuole andare in campeggio, e si rendono conto che hanno bisogno di cure".

Tensione muscolare

La tensione muscolare quasi costante, che consiste ad esempio nel serrare la mascella, serrare i pugni o flettere i muscoli in tutto il corpo, spesso accompagna i disturbi d'ansia. Questo sintomo può essere così persistente e pervasivo che le persone che vi hanno convissuto per molto tempo, potrebbero non accorgersi più di averlo.

Studio MATER - Psicoterapia e Neuropsicologia
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Indigestione cronica

L'ansia può iniziare nella mente, ma spesso si manifesta nel corpo attraverso sintomi fisici, sotto forma problemi digestivi cronici. La sindrome dell'intestino irritabile (IBS), una condizione caratterizzata da mal di stomaco, crampi, gonfiore, gas, stitichezza e/o diarrea, è fondamentalmente un'ansia nel tratto digestivo.

L'IBS non è sempre correlata all'ansia, ma i due spesso vanno a braccetto e possono peggiorarsi a vicenda. L'intestino è molto sensibile allo stress psicologico e, viceversa, il disagio fisico e sociale dei problemi digestivi cronici può far sentire una persona più ansiosa.

Panico da palcoscenico

Vi sarà capitato sicuramente di sentire le farfalle nello stomaco prima di rivolgervi a un gruppo di persone o di essere al centro dell'attenzione. Tutto normale, ma se la paura è così forte che nessuna quantità di allenamento o pratica lo allevierà, o se passiamo molto tempo a pensarci e a preoccuparci, potremmo avere una forma di disturbo d'ansia sociale (noto anche come fobia sociale).

Le persone con ansia sociale tendono a preoccuparsi per giorni o settimane prima di un particolare evento o situazione. Se riescono a compierlo, tendono a sentirsi profondamente a disagio e possono soffermarsi a pensarci per molto tempo dopo, chiedendosi come sono stati giudicati.

Autocoscienza

Il disturbo d'ansia sociale non è sempre collegato a situazioni in cui si ha a che fare con molte persone o all'essere al centro dell'attenzione. Nella maggior parte dei casi, l'ansia è provocata da situazioni quotidiane come fare una conversazione individuale ad una festa o mangiare e bere di fronte ad altre di persone.

In queste situazioni, le persone con disturbo d'ansia sociale tendono a sentirsi come se tutti gli occhi fossero puntati su di loro. Spesso arrossiscono, tremano, hanno nausea, sudorazione profusa o difficoltà a parlare. Questi sintomi possono essere così dirompenti da rendere difficile incontrare nuove persone, mantenere relazioni e anche lavorare o andare scuola.

Panico

Gli attacchi di panico possono essere terrificanti: immaginate un'improvvisa, avvincente sensazione di paura e impotenza che può durare per diversi minuti, accompagnata da sintomi fisici spaventosi come problemi respiratori, battito cardiaco accelerato, formicolio alle mani o mani intorpidite, sudorazione, debolezza o vertigini, dolore al petto, mal di stomaco e sensazione di caldo o freddo.

Non tutti coloro che hanno un attacco di panico hanno un disturbo d'ansia, ma le persone che li sperimentano ripetutamente possono essere diagnosticate con disturbo di panico. Le persone con disturbo di panico vivono nella paura di quando, dove e perché arriverà il loro prossimo attacco, e tendono ad evitare i luoghi in cui gli attacchi si sono verificati in passato.

Flashbacks

Rivivere un evento disturbante o traumatico - un incontro violento, la morte improvvisa di una persona cara - è un segno distintivo del disturbo post-traumatico da stress (DPTS), che condivide alcune caratteristiche con i disturbi d'ansia (fino a poco tempo fa, infatti, il DPTS era considerato un tipo di disturbo d'ansia piuttosto che una condizione a sé stante).

Ma i flashback possono verificarsi anche con altri tipi di ansia. Alcune ricerche, tra cui uno studio del 2006 sul Journal of Anxiety Disorders, suggeriscono che alcune persone con ansia sociale hanno esperienze di flashback di tipo DPTS che potrebbero non sembrare evidentemente traumatiche, come ad esempio essere ridicolizzate in pubblico. Queste persone potrebbero persino evitare di ricordare l'esperienza, un altro sintomo che ricorda il DPTS.

Perfezionismo

La mentalità pignola e ossessiva nota come perfezionismo, va di pari passo con i disturbi d'ansia. Se stai costantemente giudicando te stesso o se hai molta ansia anticipatrice di sbagliare o non rispettare i tuoi standard, allora probabilmente hai un disturbo d'ansia.

Il perfezionismo è particolarmente comune nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), che, come il DPTS, è stato a lungo considerato un disturbo d'ansia. Un DOC può verificarsi in maniera leggerissima, come nel caso di una persona che non esce di casa prima di aver passato tre ore a truccarsi, perché il trucco deve essere assolutamente perfetto.

Comportamenti compulsivi

Per essere diagnosticati come disturbo ossessivo-compulsivo, l'ossessione di una persona e i pensieri intrusivi devono essere accompagnati da un comportamento compulsivo, che sia mentale (ad esempio ci ripetiamo che andrà tutto bene più e più volte) o fisico (ci laviamo le mani, raddrizziamo gli oggetti, ecc).

Il pensiero ossessivo e il comportamento compulsivo diventano un vero e proprio disordine quando il bisogno di completare i comportamenti - detti anche "rituali" - inizia a guidare la nostra vita.

"Se, ad esempio, ti piace ascoltare la tua radio a livello di volume 3, ma questa si rompe e rimane bloccata su 4, ti senti nel panico totale finché non riesci ad aggiustarla?"

Insicurezza persistente

L'insicurezza persistente e i continui ripensamenti sono una caratteristica comune dei disturbi d'ansia, compreso il disturbo d'ansia generalizzato e il DOC. In alcuni casi, il dubbio può incentrarsi su una domanda che è fondamentale per l'identità di una persona, come "E se fossi gay?" o "Amo mio marito quanto lui ama me?"

Nei DOC questi "attacchi di dubbio" sono particolarmente comuni quando ad una domanda non è possibile dare una risposta certa. Hanno questa intolleranza per l'incertezza che trasforma la domanda in un'ossessione.

Studio MATER - Psicoterapia e Neuropsicologia
Studio MATER - Psicoterapia e Neuropsicologia
Perchè crediamo alle bufale e alle fake news?

Perchè crediamo alle bufale e alle fake news?

Prima di cercare una risposta alla domanda del titolo, provate a rispondere a questa semplice domanda: Quanti tipi di animali portò Mosè nell’arca? Se state provando a tirare fuori un numero, non sforzatevi, anzi rileggete bene la domanda. Con un po’ di attenzione noterete che […]

Che cosa sono le Nuove Dipendenze o “New Addictions”?

Che cosa sono le Nuove Dipendenze o “New Addictions”?

Nell’ambito delle nuove dipendenze, la persona manifesta un’incontrollata necessità di dover compiere una specifica attività (come ad es. scommettere o navigare in rete), per trovare immediata soddisfazione ad un bisogno. Talvolta questa necessità di mettere in atto il comportamento diventa quasi “fisiologica”, come per il tossicodipendente […]

Cos’è la Psicoterapia Cognitivo – Comportamentale

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale pone le sue basi su studi clinici e scientifici ed è riconosciuta come il trattamento più efficace per i disturbi d’ansia, il panico e la depressione, con risultati talvolta migliori del trattamento farmacologico. Gli studi scientifici sul trattamento di questi disturbi hanno mostrato che se si raggiunge una modificazione profonda dei pensieri disfunzionali si hanno anche meno probabilità di ricadute in futuro.

Lo scopo della terapia, che tipicamente ha una durata breve-media a seconda del tipo di problematica, è quello di alleviare la sofferenza psicologica ed emotiva attraverso il cambiamento degli schemi mentali e dei comportamenti controproducenti.

Nella parte cognitiva vengono analizzate le reazioni emotive e comportamentali alle varie situazioni della vita. Queste reazioni sono determinate dal modo in cui interpretiamo queste situazioni e dal significato che diamo a quello che accade. Per questo si imparerà a riconoscere il proprio modo di interpretare le cose, e quindi a integrare e modificare i pensieri automatici, le convinzioni profonde e gli schemi appresi nell’arco della vita, che sono la causa dei sintomi riportati dal paziente.

Se volessimo spiegarlo in parole molto semplici, potremmo affermare che "non sono gli eventi a creare e mantenere i problemi psicologici, emotivi e di comportamento, ma piuttosto il modo in cui noi li percepiamo".

La Terapia Cognitivo Comportamentale è utile per bambini, adulti e anziani. Per gli adulti si possono ottenere ottimi risultati nei casi di depressione, ansia, insonnia, attacchi di panico, disturbi alimentari (anoressia e bulimia), disturbi psicosomatici e cefalee, dipendenze da sostanze e nuove dipendenze (internet, gioco d’azzardo). Gli stessi risultati si sono ottenuti per i casi di disfunzioni sessuali, problemi di coppia e problemi di bassa autostima.

Nei bambini e adolescenti è invece particolarmente indicata per problematiche relative a timidezza e ansia da separazione, disturbi del comportamento, ADHD iperattività e disturbi dell’attenzione, disturbi emotivi e dell’apprendimento, disagio scolastico ed anche autismo. Il lavoro con i bambini viene affiancato al lavoro con gli adulti attraverso Training informativi e formativi rivolti ai genitori e alle altre figure di riferimento.

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Cos’è la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale?

Cos’è la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale?

Cerchiamo di capire in maniera semplice cos’è la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT), attualmente considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici. La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale pone le sue basi su studi clinici e […]